23 Giugno 2021

Twotma

Oggi abbiamo scelto di raccontarvi la storia di una donna, Aimée Pedezert e di un progetto artistico che occupa anche lo spazio urbano. I quartieri di Arroios, Principe Real e Campo d’Ourique in particolare, a Lisbona, in Portogallo. Partiamo da qui, per la grande diversità dei soggetti e delle esperienze che la città ospita. E perché Lisbona, la città ad estremo Ovest Europa affacciata sul mare Atlantico, è “un’assurda speranza”, come recita il titolo di un libro di Daniele Coltrinari. La speranza di trasferirsi in un posto nuovo… e ricominciare da zero.
Dalla Francia alla Germania, dall’Italia al Bangladesh, dalle regioni dell’Africa alla Palestina, dall’America Centrale e dalla lontana Asia, in tanti scelgono Lisbona per un nuovo inizio. E così, si creano sotto-comunità, tra connazionali ci si aiuta. Di solito, si ha un occhio di riguardo. Ci si riconosce gemelli nella metropoli cosmopolita, dimensione che dà le vertigini, inebriando e spaventando allo stesso tempo. Aimée Pedezert compirà a breve trentatré anni. Non ama fare comunità, dice che le piace stare per conto suo. Ma tutti hanno incontrato Aimée. Tutti quelli che vivono a Lisbona oppure che erano di passaggio. Pure inconsapevolmente. Qualcuno potrebbe non essersene accorto, ma in fondo sa chi è Aimée. E se gli si fa vedere un disegno dell’artista, si renderà conto di averlo già visto da qualche parte. Aimée Pedezert sembra aver momentaneamente trovato il suo posto nel mondo. E lo ha fatto anche lei a Lisbona, seguendo la sua passione, la pittura.

Lisbona, 2021

Da Rua Cavaleiro de Oliveiras, proseguendo su Rua Pascoal de Melo c’è una ruvida scatola grigia sul marciapiede. È un contatore ed è ricoperto da un mosaico di fogli A2. Sono le opere di Twotma, fotocopiate, basta un colpo d’occhio per riconoscerne l’autrice. Di solito se ne infila una quantità indefinita nella borsa a tracolla, insieme alla colla fatta in casa. Un composto ecologico chemical-free di farina e acqua.

Questo mosaico d’inchiostro e carta stampata nasconde qualcosa. Certamente la mano che l’ha dipinto, ma anche qualcosa di più: un mondo, una storia ed una forma di concepire la realtà. Nasconde, essenzialmente, Aimée Pedezert. Decidiamo di incontrarci alla pasticceria Monte Rei, al 56 di Rua Pascoal de Melo. Ho una gran voglia di conoscerla perché, camminando per le strade di Lisbona, è quasi impossibile non inciampare con lo sguardo in Aimée Pedezert. Nome d’arte Twotma, di nazionalità francese, 32 anni, affigge i suoi disegni sulle pareti degli edifici, di notte, per non farsi vedere. E non appena esce il sole, i passanti dei quartieri di Arroios, Principe Real e Campo de Ourique, ma anche quelli di Porto ed altre città più a Nord del Portogallo, si accorgono di lei. La vedono appiccicata ai muri. La sua arte, fluida ed essenziale, si afferma anche attraverso l’ubiquità fisica. È ovunque, diventa street art firmata Twotma.

I Bairros

Lisbona è una città organizzata per distretti. Detti Bairros, in lingua portoghese. Del comune o freguesia di Arroios – il nome del bairro rimanda etimologicamente alla parola “arroz”, “riso” in italiano – fanno parte i distretti di Penha de França, Anjos, São Jorge de Arroios. Appena trasferitasi in Portogallo, nel 2017, Aimée Pedezert aveva trovato qui una casa in affitto. In quel periodo era in corso il progetto di riqualificazione urbana della zona, un tempo malfamata. Due anni più tardi, Arroios era comparso sulla rivista Time Out, al 1° posto nella classifica dei quartieri più cool del mondo. L’estetizzazione del quotidiano e la valorizzazione di tradizioni culturali eterogenee, erano divenuti, allo stesso tempo, mezzi e risultati di una strategia di marketing legato al luogo come marca. Simbolo chiave era ed è il concetto di una metropoli cosmopolita per il multiculturalismo, in particolare, di quartieri come Arroios, Intendente, Mouraria. L’identità di Arroios, ad esempio, si compone delle circa 80 nazionalità che la abitano. Così anche Aimée Pedezert dal Portogallo non se ne è più andata e di tanto in tanto torna in Francia, a Parigi, a far visita alle sue sorelle. Quando le chiedo se sente di avere un legame con questo luogo, mi risponde così:

“È una domanda complessa: sì e no. Io non sono nata qui. Sono venuta ad abitare in affitto 5 anni fa. Non sapevo nulla del Portogallo e tanto meno di Lisbona. Una volta qui ho iniziato ad affiggere i miei disegni per le strade. Non avevo idea delle dinamiche e dei mutamenti in corso. Il mio era un modo genuino ed entusiasta di condividere la mia arte.”

La gentrificazione

Ma Aimée riconsidera le sue azioni all’interno delle problematiche del luogo. Nell’ultimo decennio, infatti, la capitale portoghese è stata travolta da un’ondata di turisti di passaggio ed espatriati. Vengono chiamati expat. Sono coloro che hanno deciso di fermarsi qui: Lisbona, città che o la ami o la ami. Nonostante i salari bassi, gli affitti altissimi e la grande problematica della gentrificazione. Il termine, dall’inglese “gentry”, cioè “alta classe sociale”, si riferisce ad un quartiere popolare che diventa più costoso con la riqualificazione urbana. In una parola, s’imborghesisce. Gli spazi vengono rivalutati e riacquistati, inaccessibili per le classi sociali più basse:

“Non avevo, all’epoca, una visione più estesa sul significato delle mie azioni – racconta Twotma – Poi ho capito che esse facevano parte di un’ondata di gentrificazione – una grande ondata – con flussi di turisti ed espatriati diretti in Portogallo, principalmente a Lisbona e che hanno profondamente cambiato la città. Ciò ha comportato la creazione di nuovi negozi, air B&B e altri spazi. In un certo senso, io ho contribuito a far diventare la città “di moda”. Tutti facevano foto ai miei disegni, poi le mettevano su Instagram con gli hashtag, etc.

Sentivo di non appartenere al luogo e di essere un po’ troppo invadente. Ad un certo punto ho avvertito il bisogno di entrare più profondamente in contatto con Lisbona ed il mio quartiere. Il desiderio di scoprire specificità e problematiche e come vivono le persone del luogo. Io vivo nel mio mondo e qui sto bene, ma mi sto davvero sforzando di comprendere la realtà fuori da esso. Recentemente mi sono unita al movimento “ações para Habitação”, per la lotta al diritto all’abitazione. Ho aiutato, impegnando la mia arte, spiegando che cosa è la gentrificazione, come funziona questa forma di violenza.”

Come nasce Twotma

Mentre Arroios si trasformava, dunque, da quartiere malfamato a bairro cool, anche le forme simbolico-culturali ad esso collegate mutavano. Nello stesso periodo nasceva Twotma, che appiccicava le sue opere d’arte ai muri, ai cantieri provvisori e sui contatori della luce e del gas. Scatole grigie riqualificate dalla mano ferma di un’artista. Twotma… un nome d’arte singolare. Ma da dove ha origine? E che cosa significa?

“Okay, questa è una storia molto romantica. Avevo 27 anni quando sono arrivata qui, 5 anni fa. Ero una donna libera, ero qui da sola senza nessuno. Avevo una grande, grande cotta per la città di Lisbona. Un fascino a cui è difficile sottrarsi – alla città, con le sue luci ed i suoi colori, e movimento dappertutto – Pensavo “Non è possibile, questo posto è fatto per innamorarsi. È un paradiso per gli occhi e per l’anima”. Allora ho iniziato a dipingere, nei miei ritratti, le sembianze di uomini e donne random e di appiccicare i fogli per strada, con su scritto “Chi è quest’uomo?” o “Chi è questa donna?” Stile manifesti “WANTED”. Ho iniziato per gioco, un gioco tutto nella mia testa. Così avrei trovato qualcuno con cui condividere la mia vita a Lisbona, romanticamente parlando. Già il giorno dopo molte persone si fermavano ad osservare i disegni, scattavano foto, rispondevano dicendo “Penso di avere quest’uomo o donna”. Nasceva quindi il fenomeno “Who is this man, Who is this woman”, che ha iniziato ad essere molto conosciuto a Lisbona. Spostando la donna nella prima frase – ThisWoman, ThisMan – e abbreviando, è venuto fuori l’acronimo TWOTMAN. Io mi consideravo come il mix di tutte quelle persone che dipingevo ed appiccicavo per strada. Io ero contemporaneamente questa donna e quest’uomo.

Nel mare il suo centro

Ma ad Aimée non piace stare ferma in un posto. Lei ama salire a bordo di un treno e lasciarsi dietro i quartieri caotici di Lisbona. Nel mare atlantico, grande periferia d’Europa, ritrova il suo centro:

“Ho bisogno di stare in movimento. Non vado molto lontano. Il mare è tutto ciò che mi serve, con la sua energia fresca e la solitudine. Stare in solitudine è per me una necessità. Per la maggior parte del tempo, sono assolutamente sola. Incontro pochissime persone, perché ho capito quanto spazio ho bisogno. E al mare, di spazio, ce ne è un sacco.”

Così, tra treno e mare, Aimée si disfa dei pensieri e lascia spazio alla creatività:

“Meglio che pensare, riesco a NON pensare. Quando mi abbandono al flusso del paesaggio da su di un treno, allora accadono le cose magiche. Quando sono nella posizione di osservatrice, in maniera passiva ed assolutamente non sto pensando, vengono fuori le idee migliori, gli incontri migliori, quelli random. È il modo in cui mi piace incontrare le persone. Molto casuale. Condividi i chilometri e sai che poi, probabilmente, non rivedrai di nuovo quelle persone. Condividi unicamente il presente. Io vivo solo nel presente, che è il mio unico posto.”

Everything will be okay. Fonte: @twotma, Instagram
Everything will be alright. Fonte: @twotma, Instagram

Random!

Sembra proprio una parola chiave, pensando alla vita di Aimée: incontri e conversazioni casuali a bordo di un treno, intuizioni artistiche non premeditate, luogo di residenza. Random, in fondo, anche quello. Ma esiste una linea sottile sulla quale si snodano l’evoluzione di Aimée come persona ed artista e le sue motivazioni. Quando le chiedo che cosa vuole comunicare con la sua arte, mi risponde così:

“Il mio obiettivo è, forse, de-drammatizzare il nostro rapporto con le cose. Cerco di fare vedere alla gente il bello di ogni cosa. Per me i dettagli non esistono, non hanno importanza. A me piace agire in maniera giocosa. Giocare è la mia ossessione. Dar vita ad un momento divertente e stupido, aggettivi che, per me, definiscono la sensazione migliore che si possa avere. La sensazione che si ha quando si è innamorati. Non sei intelligente quando sei innamorato, sei stupido. È la sensazione migliore. Ecco, in altre parole voglio qualcosa di abbastanza passivo, soltanto bello da vedere. Voglio trasmettere vibrazioni positive, dare una buona impressione, non saprei. Condividere qualcosa di leggero in un luogo particolare.”

Animalità e nudità: tratti distintivi

Dal punto di vista stilistico e dei contenuti, l’essere umano, la sua figura nuda con i tratti più specifici in evidenza – la bocca, il seno, gli occhi – e gli animali sono elementi sempre presenti nelle opere di Twotma. Le ho chiesto perché

“Credo che Lisbona mi abbiamo aiutata a comprendere quando io sia, fondamentalmente, un animale. Cioè noi tutti lo siamo. Mi sono avvicinata a questo aspetto dell’essere umano: entrare in contatto con se stesso. Ecco, ora non voglio fare il solito “blabla spirituale” (ride) ma un po’ si tratta di questo.”

Questi tratti sul foglio e simbologie rimandano a un che di primordiale, cioè i lineamenti di base della donna e dell’uomo nudi e le sagome degli animali rimandano ad un’arte primitiva, lineare.

“Volevo una linea grezza, minimalista. Lasciando da parte ogni pretesa di ricerca estetica più raffinata. Voglio che la mia arte sia semplice, modesta. Senza spingerla in alcuna direzione dal punto di vista della bellezza ed anche del significato. È vero quello che vedi, rispetto a questo aspetto primitivo dei miei disegni. Voglio creare qualcosa di abbastanza passivo, soltanto, bello da vedere.”

La collezione di t-shirt

I lettori avranno capito che ad Aimée piace molto giocare. Ed uno se ne accorge subito, se guarda alla sua linea di t-shirt improvvisate. Improvvisate, perché l’artista non ne pianifica la produzione sistematica, secondo logiche di marketing. Creativa e soprattutto ricettiva, Aimée ha sempre in stock una piccola quantità di magliette ed il suo pennarello nero. Quando qualcuno ha richiesta particolare per Twotma, l’artista si mette al lavoro e tira fuori un’idea – un esempio fra tanti è la simpatica t-shirt Yoga banana, in cui è rappresentata ironicamente la posizione Yoga che rimanda alla forma leggermente ricurva di una banana.

“Si tratta di improvvisazione. Quando ho un’idea, le ho dato vita in un secondo. Disegno. Condivido. Succede che ad alcune persone piace e quindi lo condividono a loro volta. È tutto molto spontaneo. Non si tratta di dare vita ad un nuovo marchio di t-shirt. Si tratta, ogni volta, di un piccolo disegno da indossare e condividere in maniera semplice e divertente. Adoro giocare con le persone, scrivere sulle loro magliette frasi familiari, a volte stupide.”

Questo gioco di rimandi dà vita ad alti livelli di engagement, affinità e partecipazione. Lo dimostra la galleria di T-shirt in evidenza sul suo Instagram. Qui Twotma colleziona le fotografie di chi ha indossato le sue creazioni. Nelle stories, poi, quota tutti quelli che, camminando per le strade portoghesi, ritrovano le sue opere e ne pubblicano le fotografie, taggate @twotma. A proposito di engagement, Aimée ha riservato anche qualcos’altro ai follower. Dal visuale, passa per la dimensione auditiva: Radio Twotma è un canale Spotify dove l’artista ispira la gente, condividendo i brani che più la colpiscono e che l’accompagnano mentre fa arte.

“Sì, è la playlist che ascolto mentre dipingo. È il risultato di un processo esplorativo in fatto di musica. Scoprire nuova musica è una delle mie passioni. In altre parole, mi piace condividere un mood, il mio: dipingere, ascoltare buona musica, stare in solitudine a bordo di un treno.”

Terminato il viaggio ritorniamo al punto di partenza: Lisbona, come teatro di una trasformazione urbana a livello spaziale, sociale e culturale. Fatto, questo, evidenziato da numerosi studi sull’urbanistica e la sostenibilità socio-culturale del sistema-città. Ed ancora, Lisbona come città cantiere, con i lavori in corso trecentosessantacinque giorni all’anno. Ristrutturazione e riqualificazione, nascita di nuovi quartieri. Morte di altri. Nascita e morte, pure, degli immaginari e dei valori simbolici che il luogo-bairro porta con sé. Il capitale simbolico collettivo (Harvey 2001) è il valore assegnato ad un luogo specifico da una comunità. Anche le tracce che da cinque anni Twotma lascia sulla sua strada, contribuiscono a dare questo valore. Allora, imboccando Avenida Almirante Reies fino al centro della città, ritroviamo le espressioni artistiche di Aimée. Esse assumono significati simbolici. Divengono caratteristica intrinseca del bairro. Così come gli azulejos, le mattonelle in ceramica che rivestono gli edifici e le bettole (in portoghese tascas) dove si mangiano le sardine e il baccalà alla griglia sono al centro dell’immaginario della capitale portoghese. Twotma diviene parte integrante del paesaggio cittadino. Comunica con noi, che passiamo di là, attraverso le copie sul muro. La sua presenza artistica caratterizza il bairro, organismo vivente ed in perenne mutamento, specie nella punta occidentale d’Europa, Lisbona, punto d’incontro di culture e tradizioni eterogenee.

Foto di copertina: Twotma. Abbiamo chiesto all’artista di rappresentare per 7Magazine il bairro di Arroios, secondo la sua personale e liberissima interpretazione. Così come lei lo vede e percepisce. La composizione s’intitola “Caminhada dos vizinhos”, la “Passeggiata dei vicini”.

Alessia Casciaro